Toby Regbo Mary Storia

Ancora una volta, ricordo che in passato, sul Blog di Sara Scrive, la stessa Sara ha scritto “14 tragici fatti su Maria Stuarda, Regina di Scozia, che la rendono la regina più sfortunata della storia“.

Con questo articolo, io concludo il mio confronto: su Mary Stuart nella storia e nella serie TV “Reign”, in ottica Francis.

Mary (Storia – Ex Wikipedia)

Abdicazione e prigionia – Il 24 aprile 1567 Maria visitò per l’ultima volta suo figlio Giacomo, che all’epoca aveva circa dieci mesi, al castello di Stirling. Durante il viaggio di ritorno a Edimburgo, con il suo accordo o meno, venne rapita da Bothwell e dai suoi uomini e condotta al castello di Dunbar, dove Bothwell potrebbe averla forzata a consumare immediatamente, e quindi irreparabilmente, il matrimonio previsto dall’Ainslie Tavern Bond (a cui lei pure si era impegnata).

Il 6 maggio ritornarono a Edimburgo e, previo tempestivo divorzio di Bothwell dal suo precedente matrimonio, il 15 maggio, presso il palazzo di Holyrood, lui e Maria si sposarono con il rito protestante.

La nobiltà scozzese si rivoltò contro Maria e Bothwell e sollevò un esercito contro di loro. Si confrontarono a Carberry Hill il 15 giugno, ma non ci fu alcuna battaglia, poiché Maria aveva accettato di seguire i lord a condizione che essi la reinsediassero sul trono e lasciassero andare Bothwell (il quale fu incarcerato in Danimarca e, diventato pazzo, morì nel 1578 ancora in prigione). Tuttavia i lord ruppero la loro promessa, riportarono Maria a Edimburgo e la imprigionarono nel castello di Loch Leven, situato nel mezzo di un’isola. Tra il 18 giugno e il 24 giugno Maria abortì due gemelli. Il 24 luglio 1567 fu costretta ad abdicare al trono scozzese in favore del suo unico figlio, Giacomo, che aveva solo un anno.

Toby Regbo Mary Storia Maria durante la prigionia, 1575.
Maria durante la prigionia, 1575.

Il 2 maggio 1568, Maria scappò da Loch Leven e ancora una volta riuscì a radunare un piccolo esercito; si gettò nel campo di battaglia e cavalcò alla testa dei suoi soldati, esortandoli a seguire il suo esempio. Dopo la sconfitta del suo esercito nella battaglia di Langside il 13 maggio, si rifugiò in Inghilterra, sulla base di una lettera della cugina Elisabetta, che le prometteva aiuto. Quando Maria entrò in Inghilterra il 19 maggio, tuttavia, fu imprigionata dagli ufficiali di Elisabetta a Carlisle.

Maria fu trasferita nel castello di Bolton nel luglio del 1568 e vi rimase sotto la tutela di Lord Scrope. Visse in questo castello, che fu attrezzato per il suo soggiorno, fino al gennaio del 1569, quando fu reclusa nel castello di Tutbury.

Dopo alcune indecisioni sul fatto che Maria dovesse essere processata o meno per l’assassinio di Darnley, Elisabetta ordinò un’inchiesta invece di un processo, che si svolse a York dall’ottobre del 1568 fino al gennaio del 1569. L’inchiesta fu politicamente influenzata, ma Elisabetta non volle accusare apertamente Maria di omicidio.

Lettere del Cofanetto (The Casket Letters) – Maria rifiutò di riconoscere il potere di processarla a un qualsiasi tribunale in quanto era una “regina consacrata da Dio”, e inoltre l’uomo incaricato del perseguimento penale era il suo fratellastro Giacomo, che regnava in Scozia in assenza di Maria, e quindi il suo movente principale era di mantenere lei fuori dalla Scozia e i suoi sostenitori sotto controllo.

A Maria non fu permesso né di vedere questi ultimi, né di parlare in loro difesa davanti al tribunale. Inoltre Maria rifiutò di lasciare una difesa, a meno che Elisabetta non avesse garantito un verdetto di non colpevolezza, cosa che la regina d’Inghilterra non avrebbe fatto.

L’indagine era incentrata sulle “lettere del cofanetto”, ovvero un lungo componimento poetico e otto lettere presumibilmente scritte da Maria a Bothwell, segnalate da James Douglas, IV conte di Morton; questi le aveva trovate a Edimburgo, in un cofanetto d’argento con incisa una F (che forse indicava Francesco II), insieme con un certo numero di altri documenti, incluso il certificato di matrimonio tra Maria e Bothwell.

Il contenuto delle lettere indicava che la regina Mary era coinvolta, insieme a Bothwell, nell’omicidio di suo marito Lord Darnley.

L’autenticità delle lettere del cofanetto è stata fonte di molte polemiche tra gli storici, perché gli originali sono andati persi e le copie disponibili in varie collezioni non formano un insieme completo.

Maria sosteneva che la sua scrittura non era difficile da imitare e, recentemente, sono state suggerite diverse ipotesi: o che le lettere fossero completamente false, o che i passaggi incriminati fossero stati inseriti in lettere originali prima dell’indagine, o anche che fossero state scritte a Bothwell da altre persone.

Analisi dello stile e dei contenuti hanno escluso la possibilità che esse fossero opere originali di Maria Stuarda. Tali lettere non apparvero pubblicamente, se non all’Inchiesta di York del 1568. La storica Jenny Wormald crede che questa riluttanza degli scozzesi, a mostrare le lettere e poi a distruggerle nel 1584, possa essere motivata dal contenuto delle suddette (prova indiscussa del coinvolgimento di Maria Stuarda). La storica Alison Weir, invece, crede che il tempo che gli scozzesi presero per mostrare le lettere alla regina inglese fosse stato utilizzato per crearle.

Due ipotesi agli estremi della vicenda che vedono, nella prima, la complicità di Maria e, nella seconda, la sua innocenza. In ogni caso molti dei contemporanei della regina di Scozia credettero alla loro veridicità, tra questi vi era anche il Duca di Norfolk. I commissari, una buona parte, accettarono la presunta autenticità delle lettere avendole confrontate con la calligrafia di Maria. Elisabetta I, in ogni caso, non concluse nulla da questa commissione: nulla era ancora provato.

Il complotto Ridolfi – Dopo l’inchiesta di York, nel gennaio del 1569, Elisabetta ordinò che Maria venisse trasferita, sotto la custodia di Lord Knollys, marito di sua cugina Catherine Carey, nel castello di Tutbury, dove arrivò il 3 febbraio. Il castello si trovava vicino a un’ampia palude e i miasmi che ne salivano non portavano beneficio alla cagionevole salute della regina di Scozia. Qui Maria conobbe Bess di Hardwick e suo marito George Talbot, VI conte di Shrewsbury, che divenne il suo custode per quindici anni e mezzo, salvo alcune brevi interruzioni.

La principale attività di Maria Stuarda divenne il ricamo, e insieme con Lady Shrewsbury realizzò molti arazzi di pregiata fattura. Fu in quest’occasione che incominciò a ricamare sulle sue vesti il famoso motto En ma Fin gît mon Commencement (Nella mia fine è il mio principio), cui affiancò anche lo stemma di sua madre Maria di Guisa: una fenice che risorgeva dalle fiamme. Maria però lo aveva caricato di un nuovo significato, legato alla vittoria dell’anima sul corpo dopo la morte.

In marzo la salute di Maria peggiorò e cominciò ad avere un forte dolore alla milza, ma nemmeno il trasferimento alla più salubre residenza di Wingfield migliorò la situazione. A maggio, fu trasferita nella bella Chatsworth House, dove fu visitata da due medici.

Thomas Howard, IV duca di Norfolk, che aspirò alla mano di Maria, la quale ricambiava i suoi sentimenti.
Thomas Howard, IV duca di Norfolk, che aspirò alla mano di Maria, la quale ricambiava i suoi sentimenti.

Ben presto Maria intrecciò un rapporto epistolare con Thomas Howard, IV duca di Norfolk, l’unico duca inglese, nonché cugino di Elisabetta. Maria sperava di poter sposare il «suo Norfolk», come lo chiamava, e di poter essere liberata, senza contare che confidava nell’approvazione regia per il suo nuovo matrimonio.

In più, il conte di Leicester inviò una lettera a Maria in cui la informava che, se avesse mantenuto la fede protestante in Scozia e sposato Norfolk, i nobili inglesi le avrebbero fatto restituire il trono e sarebbe stata nominata legittima erede di Elisabetta.

A questo punto Norfolk e Maria si fidanzarono e lui le inviò un anello di diamanti. A settembre, Elisabetta scoprì le trattative segrete e, infuriatasi, fece condurre il duca di Norfolk nella Torre di Londra, mentre Maria fu nuovamente trasferita a Tutbury con un nuovo carceriere, Huntington.

Nel maggio 1570, Maria fu nuovamente portata a Chatsworth House, ma nello stesso periodo papa Pio V promulgò la bolla Regnans in Excelsis che scomunicava Elisabetta e rendeva i sudditi cattolici liberi dall’obbedirle.

Alcuni signorotti locali organizzarono un piano di fuga per liberare la regina di Scozia, ma quest’ultima non vi prese parte, poiché confidava ancora nella possibilità che Elisabetta – ormai prossima ai quarant’anni, nubile e senza eredi – la reinsediasse sul trono.

Lord Cecil fece visita a Maria nel castello di Sheffield e le presentò una lunga serie di articoli che avrebbero stabilito l’alleanza tra lei e Elisabetta. Le trattative prevedevano la ratifica del trattato di Edimburgo, con la relativa rinuncia al trono inglese da parte della regina di Scozia; inoltre, quest’ultima non avrebbe potuto sposarsi senza il consenso della cugina. Alla fine però non se ne fece nulla.

Nell’agosto del 1570 Norfolk fu liberato dalla Torre e, di lì a poco, prese parte a una cospirazione assai più pericolosa della precedente.

Un banchiere italiano, Roberto Ridolfi, fece da intermediario tra il duca di Norfolk e la regina Maria, affinché i due si sposassero con l’aiuto delle potenze straniere. Infatti, il suo piano prevedeva che il Duca d’Alba invadesse l’Inghilterra dai Paesi Bassi, causando una sommossa dei cattolici inglesi; quindi, una volta catturata Elisabetta, Maria sarebbe salita sul trono insieme con il suo nuovo consorte.

Ma né Filippo II di Spagna, né il duca d’Alba avevano intenzione di aiutarlo; inoltre non era assicurata la sollevazione inglese.

Elisabetta, messa in allerta dal granduca di Toscana, che era facilmente venuto a conoscenza dei piani di Ridolfi, scoprì il complotto e fece arrestare i congiurati.

Norfolk, arrestato il 7 settembre 1571, fu processato nel gennaio del 1572 e giustiziato il 2 giugno dello stesso anno.

Il complotto Ridolfi provocò un ripensamento in Elisabetta. Con l’incoraggiamento della regina, il parlamento introdusse un disegno di legge che nel 1572 bloccò Maria dall’ascesa al trono. Elisabetta inaspettatamente rifiutò di dare il suo consenso.

Il più estremo limite cui giunse fu nel 1584, quando introdusse un documento, il Bond of Association, finalizzato a prevenire che eventuali aspiranti al trono approfittassero del suo omicidio e che tali mandanti venissero perseguiti sino alla morte.

Dal momento che numerosi complotti erano rivendicati in nome di Maria, di fatto il documento si rivelò una cospirazione ai danni della regina di Scozia. Non era giuridicamente vincolante, ma fu firmato da migliaia di persone, tra cui Maria stessa.

Il complotto Babington – In nome di Maria Stuarda furono rivendicati numerosi complotti per assassinare Elisabetta, aumentare i cattolici dell’Inghilterra del Nord e innalzare la regina di Scozia al trono inglese con l’aiuto della Francia e della Spagna.

Il più importante fu il complotto Babington, che fu il risultato di diverse congiure, con diversi scopi: di fatto si rivelò una trappola tesa a Maria da parte di Sir Francis Walsingham, il capo delle spie di Elisabetta, e dei nobili inglesi che ritenevano inevitabile l’esecuzione del «mostruoso drago scozzese».

Maria Stuarda durante la prigionia. Miniatura di Nicholas Hilliard, 1578.
Maria Stuarda durante la prigionia. Miniatura di Nicholas Hilliard, 1578.

Dal 1585 Maria era stata affidata, nel castello di Tutbury, alla custodia di Amyas Paulet, un rigido puritano immune al fascino della regina di Scozia e che, a differenza di Knollys e Shrewsbury, la trovava fastidiosa: da quel momento la prigionia di Maria divenne un vero e proprio incarceramento.

Paulet riteneva suo compito leggere tutte le lettere di Maria e inoltre le impedì di inviarle segretamente attraverso le lavandaie; per di più non tollerava che la regina facesse la carità ai poveri, ritenendo che fosse soltanto un modo per ingraziarsi la gente del luogo.

Si spinse al punto di voler bruciare un pacchetto, diretto alla regina, che conteneva «abominevoli porcherie», ovverosia rosari e stoffe di seta con la scritta Agnus Dei.

Dal momento che Maria non tollerava la malsana aria di Tutbury, fu deciso di trasferirla a Chartley Hall, una residenza del conte di Essex, dove giunse a Natale.

A questo punto Walsingham incominciò a muoversi.Gilbert Gifford, un corriere coinvolto in un piano per liberare Maria, al suo ritorno dalla Francia, fu catturato da Walsingham e convinto da quest’ultimo a lavorare per lui; una volta avvisato Paulet, Gifford ebbe modo di contattare Maria, che non riceveva più lettere da un anno, e le fece scoprire un modo per contattare i suoi corrispondenti francesi, “senza” che Paulet lo scoprisse.

Maria dettava le sue lettere al suo segretario Nau, che le scriveva in codice, quindi venivano avvolte in un sacchetto di cuoio e inserite nei turaccioli delle botti di birra. Le lettere giungevano nelle mani di Gifford nella vicina Burton, quest’ultimo le riportava a Paulet, che le faceva decifrare e portare a Londra da Walsingham. Una volta ricopiate, Gifford le consegnava all’ambasciatore francese, che le portava a Parigi da Thomas Morgan, il corrispondente di Maria.

Dunque alla falsa cospirazione di Gifford per liberare Maria, venne a unirsi un reale complotto operato da alcuni giovani gentiluomini inglesi.

Il capo di questo gruppo di giovani cattolici, che vedevano in Maria una martire, era Sir Anthony Babington: il loro piano era quello di uccidere Elisabetta e di porre sul trono la regina di Scozia. Babington, che aveva avuto dei contatti con Morgan in passato, si trovò a unire, inconsapevolmente, il suo complotto a quello orchestrato da Walsingham.

Maria, che aveva sempre tenuto in scarsa considerazione i piani della piccola nobiltà locale, si sentì rassicurata sul conto di Babington sia da parte di Morgan, sia da parte del cognato di Nau. Perciò, intraprese una corrispondenza col giovane, che il 14 luglio le inviò l’esatto piano di fuga e di assassinio di Elisabetta.

Walsingham, che aveva già decrittato la lettera di Babington, aspettò la risposta di Maria, che l’avrebbe indiscutibilmente resa colpevole di alto tradimento. Maria, confusa e indecisa sul da farsi, chiese un parere di Nau, che le consigliò di lasciar perdere, come aveva sempre fatto, simili piani.

Maria alla fine decise di rispondere e il 17 luglio scrisse una missiva in cui indicava con esattezza le condizioni necessarie per liberarla, ma non dette una reale risposta sull’attentato a Elisabetta.

In questo modo, la colpevolezza di Maria non era assicurata, motivo per cui Phelippes, il decrittatore di Walsingham, ci aggiunse un poscritto relativo all’assassinio della regina inglese.

Due giorni dopo l’invio, la lettera era nelle mani di Walsingham e Phelippes, e il 29 luglio raggiunse Babington. Quest’ultimo, dunque, fu arrestato il 14 agosto e condotto nella Torre di Londra, dove confessò l’intero piano.

Il processo – Una volta scoperti, i congiurati vennero torturati, processati sommariamente e squartati. Nel settembre del 1586, Maria fu condotta nel castello di Fotheringhay, sempre sotto la custodia di Amyas Paulet.

I giuristi si trovarono in difficoltà nell’organizzare il processo a Maria, poiché un sovrano straniero non poteva essere giudicato e in un caso simile avrebbe dovuto essere esiliato dal paese.

Per evitare di andare contro le leggi, ricercarono esempi di altri sovrani giudicati da un tribunale, ma i risultati furono piuttosto inconcludenti.

La legge era contro di loro.

Infatti, a quel tempo, prevedeva che un accusato venisse giudicato da persone sue pari e ovviamente nessuno dei più alti lord inglesi era al pari della regina scozzese.

La stessa Elisabetta non avrebbe potuto giudicarla.

I giuristi fecero leva sul fatto che il “crimine” fosse avvenuto in Inghilterra e, utilizzando questa scusante, poterono procedere e istituire un tribunale formato dai più importanti nobili d’Inghilterra.

Maria, tuttavia, non volle categoricamente sottostare a una simile condizione e contro gli ambasciatori che le fecero visita l’11 ottobre, tuonò queste parole: «Come, la vostra signora non sa che sono nata regina? Crede che umilierò la mia posizione, il mio stato, la famiglia da cui provengo, il figlio che mi succederà, i re e i principi stranieri i cui diritti vengono calpestati nella mia persona, accettando un simile invito? No! Mai! Per quanto possa sembrare piegata, il mio cuore è saldo e non si sottoporrà a nessuna umiliazione».

Il giorno seguente Maria fu visitata da una deputazione di commissari, tra i quali Sir Thomas Bromley, che le intimò che, per quanto protestasse, ella era suddita inglese e soggetta alle leggi dell’Inghilterra e quindi avrebbe dovuto presenziare al processo: qualora non lo avesse fatto, sarebbe stata ugualmente condannata in absentia.

Maria rimase scossa, pianse e affermò che non era una suddita e avrebbe preferito «morire mille volte» piuttosto che riconoscersi tale, poiché avrebbe negato il diritto divino dei sovrani e avrebbe ammesso di essere soggetta alle leggi inglesi anche sotto un punto di vista religioso. Alla fine disse loro: «Guardate nelle vostre coscienze e ricordate che il teatro del mondo è più vasto del regno d’Inghilterra».

La regina, resasi conto della sua condizione di futura condannata a morte senza speranza, capitolò il 14 ottobre e improntò ogni suo atto a una singolare imitatio Christi. Maria fu processata il 15 ottobre 1586, con l’accusa di alto tradimento, da una corte di quaranta uomini, tra i quali vi erano anche dei cattolici.

Si difese da ogni accusa con dignità, sottolineando il fatto di essere una “regina consacrata da Dio” e quindi immune alle leggi d’Inghilterra.

Dopo la prima giornata del processo, Maria, stanca e afflitta, confidò ai suoi servitori di essersi sentita come Gesù davanti ai farisei che urlavano «Tolle, tolle, crucifige!». Alla fine del processo pronunciò queste parole davanti ai suoi giudici: «Miei signori e gentiluomini, io pongo la mia causa nelle mani di Dio».

La condanna a morte di Maria, firmata da Elisabetta.
La condanna a morte di Maria, firmata da Elisabetta.

Elisabetta I, terrorizzata dall’idea di mandare a morire una regina consacrata, per di più sua parente, rimandò di mese in mese la firma del mandato di esecuzione.

Maria divenne una responsabilità che Elisabetta non poteva più sopportare. Così chiese a Amyas Paulet se volesse pianificare un qualche incidente (per eliminare la regina di Scozia, senza lo sconvolgimento che un’esecuzione formale avrebbe inevitabilmente provocato). Egli però rifiutò (sulla base del fatto che non avrebbe lasciato una tale macchia sulla sua discendenza). Infine Elisabetta si risolse a firmare la condanna il 1º febbraio 1587.

L’esecuzione – L’8 febbraio 1587, il giorno fissato per l’esecuzione, presso il castello di Fotheringhay, Maria, come riferiscono le fonti, entrò nel salone con aria tranquilla, indossando un abito scuro e un lungo velo bianco, simile a quello di una sposa.

Quando il boia le presentò le sue scuse, ella gli disse: «Vi perdono con tutto il mio cuore, perché spero che ora porrete fine a tutte le mie angustie».

Sul patibolo le sue dame, Elizabeth Curle e Jane Kennedy, l’aiutarono a spogliarsi, rivelando un sottabito rosso cremisi, il colore della passione dei martiri cattolici (appositamente scelto dalla regina, che davanti ai protestanti inglesi voleva morire da martire cattolica).

Una volta bendata e posizionata la testa sul ceppo, pronunciò le parole: «In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum» ovvero: «Signore, nelle tue mani affido il mio spirito».

Maria Stuarda si avvia al patibolo. Dipinto di Scipione Vannutelli (1861)
Maria Stuarda si avvia al patibolo. Dipinto di Scipione Vannutelli (1861)

La decapitazione fu, stando ai testimoni, particolarmente brutale: la testa della regina si staccò dal corpo solo con un secondo colpo di scure. Dopo la morte, la sovrana subì l’umiliazione della ostensio davanti alla folla.

Inoltre, quando gli esecutori si avvicinarono al corpo senza vita per prendere gli ultimi ornamenti rimasti, prima che venisse imbalsamato, la gonna di Maria incominciò a muoversi e dal di sotto uscì il piccolo cane della regina (che ella era riuscita a nascondere sotto le lunghe vesti).

La regina di Scozia moriva all’età di quarantaquattro anni. Elisabetta, morta nubile, non ebbe figli. Il figlio di Maria, Giacomo Stuart, di religione protestante, divenne re d’Inghilterra, designato da Elisabetta sul letto di morte.

Sepoltura – La richiesta di Maria di essere sepolta in Francia venne rifiutata da Elisabetta.

Il suo corpo venne imbalsamato e lasciato insepolto in una bara di piombo fino alla sua sepoltura (avvenuta nella Cattedrale di Peterborough, alla fine di luglio del 1587).

Le sue interiora, rimosse come parte del processo di imbalsamazione, furono sepolte in segreto nel castello di Fotheringhay.

Il suo corpo fu riesumato nel 1612, quando suo figlio, il re Giacomo I d’Inghilterra, ordinò che venisse sepolta nell’Abbazia di Westminster, in una cappella di fronte alla tomba di Elisabetta I.

La tomba nell'abbazia di Westminster
La tomba nell’abbazia di Westminster

Nel 1867, durante alcuni lavori per trovare la bara di Giacomo I, mai registrata a Westminster, la cripta posta sotto il monumento funebre della Regina fu aperta.

Si scoprì che Maria condivideva la tomba, con numerosi discendenti. Lei che non regnò mai in Inghilterra, e che morì per mano di Elisabetta, riposa ora in mezzo ai re inglesi. Da lei discende direttamente ogni sovrano di Gran Bretagna, fino alla presente regina, che appartiene alla 13ª generazione.

Mary (“Reign”)

Storicamente, il periodo è lunghissimo. Ma… in “Reign” si riduce agli ultimi 8 minuti della quarta stagione: 21 anni dopo, 8 febbraio 1587, ovvero il giorno della decapitazione della Regina di Scozia.

Mary rimpiange solo una cosa: il fatto che sia passato tanto tempo dall’ultima volta che ha visto il figlio. E… per la propria sopravvivenza, spera ancora di avere sue notizie.

Drammatico il colloquio tra suo figlio James (ormai Re di Scozia) e la Regina Elisabetta, che gli propone solo 2 alternative: o essere unico erede dei 2 regni di Inghilterra e Scozia (il sogno di Mary), o salvare la madre (che comunque rimarrà in prigione).

Ad una specifica richiesta della Regina di Scozia, viene risposto che “James non verrà e non sarà concessa la grazia”. Appena prima dell’esecuzione, Mary ripone la propria fiducia in Dio.

Fin qui, probabilmente, tutto vero!

Si abbassa la scure. Mary sente una voce che la chiama. Si ritrova a letto con il suo Francis, che la stava aspettando. Ancora una volta dichiarano reciprocamente di amarsi.

Toby Regbo Mary Storia Francis e Mary, alla fine, si ritrovano.
Francis e Mary, alla fine, si ritrovano.

Lei ricorda che “è stata dura, estenuante”, ma lui le dice che “è tutto finito, ora” e la invita a…

Segue un ricordo immaginario dei momenti, belli e brutti,  più significativi della vita di Mary!

“Reign” St. 4 Ep. 16 ENDING SCENE (Credits to Portal Reign Brasil)

E… gli attori?

Nelle scene relative alla condanna a morte della Regina di Scozia, Adelaide Kane conferma la propria bravura.

Anche se per pochissimo, Toby Regbo è di nuovo presente (Francis è ritornato, per fortuna!). Super espressivo, come sempre!

Come sostenuto anche da altri fans, nell’intera serie TV, i 2 attori interpretano così bene la coppia, da farla “sembrare reale” (sullo schermo).

Con il Tweet che segue, al termine della sua partecipazione a “Reign”, Toby ha ringraziato cast, crew e fans!

Una bella notizia: oltre ad Adelaide Kane, e altri attori, anche Toby Regbo parteciperà a LMSR 2020 (4 aprile – a Parigi).

Considerazioni personali

La scena finale, girata prima che Regbo abbandonasse il cast, è un po’ scontata, ma sicuramente piace alle fans di “Reign”.

Toby Regbo e Adelaide Kane di nuovo insieme sul set? Alcuni lo sperano, ma, non credo, sia un’aspirazione degli attori.

Per quanto riguarda Toby, RAI 1 ha appena trasmesso “I MEDICI 3”, una Serie TV in cui egli interpreta Tommaso Peruzzi (a chi non l’avesse ancora fatto, consiglio di vederla).

Quando ho iniziato a guardare le Serie TV storiche proposte da Netflix, “Reign” è stata l’ultima che ho guardato. Come fan di Regbo, ovviamente, l’ho rivista più volte. Non posso certo dire che sia fedele ai fatti veri, ma… mi ha stimolato ad approfondire la conoscenza e la comprensione del periodo storico; il materiale disponibile è davvero immenso. Auguro a chi legge di fare altrettanto!

Una curiosità!

Come dimostrato dal video che segue, per “Reign” era stata prevista una Stagione 5. La cosa però non ha avuto seguito.

Reign (Season 5) l Official Trailer – Rebecca Liddiard, Megan Follows, Laurie Davidson FanMade

SUGGERIMENTI (LINK Internet – YouTube)

  • Nel Cuore della Scozia – MARY STUART, STORIA DI UNA REGINA DI SCOZIA Parte:

– 5: Il terzo matrimonio e la prigionia a Loch Leven (2015)

– 6: La prigionia inglese (2015)

– 7: Verso la fine (2015)

Ciao, Carla!

ARTICOLI PRECEDENTI (ultimi 3)

Toby Regbo: “Mary vs Mary” (Storia vs REIGN) – pt

Blog Personale su TOBY REGBO https://www.carlalombardi.it

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